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Foglie secche sull’ulivo? Cause e rimedi da conoscere

Piero Fabbri 14 luglio 2026
Ramo d'ulivo con foglie ingiallite e secche, fiori appassiti e lanugine bianca, segni di malattie.

Indice

Quando sull’ulivo compaiono foglie secche, la causa non è sempre una malattia. Il disseccamento può dipendere da funghi, batteri, problemi alle radici, siccità o potature sbagliate, e riconoscere il sintomo giusto è il primo passo per intervenire senza peggiorare la situazione. In queste righe distinguo le principali patologie, i segnali da osservare e le azioni più prudenti per salvare la pianta.

Capire il sintomo evita cure inutili

  • Macchie circolari e caduta delle foglie fanno pensare soprattutto all’occhio di pavone.
  • Foglie secche su una sola branca richiedono il controllo di rami, tronco e radici.
  • Siccità, ristagno e caldo intenso possono imitare perfettamente una malattia.
  • La prevenzione si basa su chioma arieggiata, strumenti disinfettati e terreno ben drenato.
  • In presenza di disseccamento rapido e diffuso bisogna coinvolgere il Servizio fitosanitario regionale.

Foglie di ulivo con macchie scure e ingiallimento, sintomi di malattie che portano a foglie secche.

Le principali malattie che fanno seccare le foglie dell’ulivo

La malattia più comune sulle foglie è l’occhio di pavone, causato dal fungo Spilocaea oleaginea, oggi indicato anche come Fusicladium oleagineum. Sulla pagina superiore compaiono macchie tondeggianti con anelli concentrici, spesso circondate da un alone giallastro. Le foglie ingialliscono, si indeboliscono e possono cadere prima del tempo, lasciando i rami parzialmente spogli.

Il problema esplode soprattutto con umidità persistente, rugiada e chiome troppo fitte. Nei miei sopralluoghi, la parte bassa e interna della chioma è spesso quella più colpita, perché asciuga lentamente dopo la pioggia. Una defogliazione ripetuta riduce la capacità della pianta di nutrire i frutti e può portare al disseccamento progressivo dei rametti.

Piombatura e lebbra

La piombatura, o cercosporiosi, provoca ingiallimenti, macchie scure e un aspetto spento della vegetazione. I sintomi possono essere meno riconoscibili rispetto all’occhio di pavone, ma l’effetto finale è simile: perdita delle foglie e indebolimento della chioma.

La lebbra dell’olivo, associata a specie del genere Colletotrichum, colpisce soprattutto le olive, ma in condizioni favorevoli può contribuire anche alla defogliazione. La presenza contemporanea di più funghi rende difficile una diagnosi basata soltanto sul colore della foglia.

Leggi anche: Malattie del carciofo, come riconoscerle e prevenirle

Rogna e cancri rameali

La rogna dell’olivo è una batteriosi legata a Pseudomonas savastanoi. Il segnale più evidente non è sulla foglia, ma sui rami, dove si formano escrescenze e noduli. Quando il batterio interessa una branca, la vegetazione sopra la lesione può ingiallire e seccare.

Anche i cancri rameali possono interrompere il passaggio della linfa. Se il disseccamento segue in modo netto una ferita, un taglio o una porzione lesionata della corteccia, non mi concentrerei subito sui fungicidi fogliari: controllerei prima il legno e il punto di passaggio tra parte sana e parte morta.

Foglie secche o stress ambientale

Prima di parlare di patologia, conviene verificare se l’ulivo ha davvero ricevuto acqua sufficiente. La siccità prolungata, il vento caldo e le temperature elevate possono bruciare i margini delle foglie, farle accartocciare e provocarne la caduta. In questi casi le foglie tendono a seccare senza presentare macchie ben delimitate.

Il fenomeno può comparire anche in un terreno apparentemente umido. Un ristagno idrico riduce l’ossigeno disponibile per le radici e favorisce asfissia e marciumi radicali. L’albero mostra allora sintomi simili alla carenza d’acqua, perché le radici danneggiate non riescono più ad assorbire correttamente.

Segnale osservato Causa probabile Prima verifica da fare
Margini bruni e foglie accartocciate Siccità, vento caldo o salinità Umidità del terreno e qualità dell’acqua
Macchie tonde con anelli Occhio di pavone Foglie basse e interne della chioma
Disseccamento di una branca Cancri, rogna o problemi vascolari Corteccia, legno e continuità dei vasi
Foglie secche con terreno fradicio Asfissia o marciume radicale Drenaggio e stato delle radici
Deperimento rapido dell’intera chioma Patologia vascolare o Xylella Distribuzione dei sintomi e segnalazione tecnica

Un ricambio naturale può spiegare alcune foglie vecchie secche, soprattutto dopo l’inverno. Se però la perdita è intensa, interessa foglie giovani o lascia rami nudi, non la considererei una normale fase stagionale. Anche un eccesso di concime azotato può rendere i tessuti più teneri e sensibili, mentre una potatura troppo severa espone la pianta a sole, vento e infezioni.

Come distinguere un problema fogliare da una patologia grave

Il punto in cui inizia il disseccamento offre spesso più informazioni del colore della foglia. Con l’occhio di pavone la chioma perde foglie in modo abbastanza diffuso e si osservano lesioni sulla lamina. Nei problemi vascolari, invece, può seccare prima una branca intera, mentre il resto dell’albero rimane temporaneamente verde.

La verticilliosi, causata da funghi del genere Verticillium, può provocare appassimenti e disseccamenti settoriali. Il rischio aumenta in terreni già coltivati con specie ospiti del patogeno. Non esiste una cura semplice da applicare sulla chioma: servono diagnosi, gestione del terreno e rimozione delle parti compromesse secondo il caso.

Un’attenzione specifica va riservata a Xylella fastidiosa. I sintomi possono ricordare la siccità, con disseccamento a partire dai margini delle foglie, dei rametti o di intere branche. Il CREA descrive un blocco dei vasi legnosi che impedisce il normale trasporto dell’acqua, ma l’aspetto esterno non è sufficiente per confermare la presenza del batterio.

Se il disseccamento è rapido, coinvolge più piante vicine o compare insieme a imbrunimenti interni del legno, non farei trattamenti casuali. È necessario contattare il Servizio fitosanitario regionale, soprattutto nelle aree soggette a monitoraggio ufficiale, evitando di spostare rami, talee o materiale di potatura.

Cosa fare quando compaiono le prime foglie secche

La prima operazione è un controllo ordinato della pianta. Osservo foglie vecchie e giovani, parte interna ed esterna della chioma, rami principali, base del tronco e terreno. Una semplice lente può aiutare a distinguere macchie fungine, insetti e residui di melata, ma per i casi dubbi è più utile una diagnosi tecnica che una lunga serie di prodotti.

  1. Controlla il terreno a 15-20 cm di profondità. Deve essere umido ma non saturo d’acqua.
  2. Esamina le foglie su entrambi i lati, cercando anelli, puntini, muffe, erosioni o deformazioni.
  3. Verifica i rami per individuare cancri, noduli, fessure e zone che non producono più gemme.
  4. Fai un piccolo controllo sotto corteccia su un rametto sottile. Il tessuto verde indica vitalità, quello bruno e asciutto indica disseccamento.
  5. Rimuovi solo il legno chiaramente morto, usando forbici pulite e disinfettate tra una pianta e l’altra.

La potatura va eseguita con tagli netti, in giornate asciutte e senza lasciare monconi. Dopo grandine o potature importanti, la protezione delle ferite può essere utile, ma i prodotti rameici vanno impiegati solo se autorizzati e secondo etichetta. I bollettini fitosanitari del Veneto ricordano inoltre che la fase fenologica conta: il rame non è una soluzione da usare indiscriminatamente durante la fioritura.

Per l’occhio di pavone, la prevenzione parte da una chioma più arieggiata, dalla raccolta delle foglie fortemente infette e dalla riduzione delle bagnature prolungate. In caso di infezione accertata, si possono valutare prodotti rameici o altre sostanze ammesse nei disciplinari locali, sempre rispettando dose, intervallo, numero massimo di trattamenti e tempi di carenza.

Prevenire il disseccamento con una gestione equilibrata

Una pianta ben gestita tollera meglio sia l’attacco dei patogeni sia gli sbalzi climatici. Mantengo il terreno coperto con inerbimento controllato o pacciamatura organica, ma evito che l’erba entri in forte competizione con giovani ulivi e piante in sofferenza. Nei bollettini regionali viene indicata come riferimento una falciatura dell’inerbimento quando raggiunge circa 20-25 cm, lasciando il materiale sul posto come copertura.

L’irrigazione deve bagnare in profondità e non limitarsi a piccole quantità quotidiane sulla superficie. Nei periodi siccitosi è preferibile distribuire acqua in modo regolare, adattando frequenza e volume a età della pianta, tipo di terreno e piogge effettive. Un giovane ulivo in vaso ha esigenze molto diverse da un esemplare adulto radicato in profondità.

La potatura deve alleggerire la chioma senza svuotarla. Togliere troppo legno in una sola volta aumenta il rischio di scottature e squilibri vegetativi, mentre lasciare una chioma chiusa mantiene umidità e favorisce le malattie fungine. A mio avviso, la potatura equilibrata e non aggressiva fa più differenza di molti trattamenti ripetuti a calendario.

  • Disinfetta gli attrezzi dopo il taglio di rami sospetti.
  • Non lavorare sulla pianta quando la chioma è bagnata.
  • Evita irrigazioni frequenti e superficiali.
  • Non lasciare grandi cumuli di legno malato vicino all’oliveto.
  • Non aumentare l’azoto per reagire a una defogliazione senza prima capire la causa.

Quando le foglie secche chiedono un controllo professionale

Un intervento tecnico è consigliabile quando il disseccamento progredisce in pochi giorni, compare su più piante o interessa rami principali. Lo stesso vale per gli alberi giovani, gli ulivi secolari e le piante con terreno compromesso, perché il margine di recupero può ridursi rapidamente.

Per una diagnosi affidabile possono servire campioni di foglie, rami, radici o terreno. Le fotografie aiutano, ma non distinguono sempre una carenza idrica da una patologia vascolare. Non esiste un prodotto universale per le foglie secche: il trattamento corretto dipende dal patogeno, dalla fase della malattia e dalle condizioni dell’oliveto.

La regola pratica che seguo è semplice: prima individuo dove nasce il problema, poi controllo se la pianta ha ancora tessuti vivi e solo dopo scelgo l’intervento. In questo modo si evita di confondere un fungo con la siccità, un ristagno con la mancanza d’acqua o un disseccamento settoriale con il normale ricambio fogliare.

La foglia secca è un segnale da leggere con attenzione

Le principali malattie associate a foglie secche sull’ulivo sono l’occhio di pavone, la piombatura, la lebbra, la rogna e alcune patologie che colpiscono il legno e i vasi. Prima di intervenire, però, bisogna escludere siccità, ristagno, caldo estremo, salinità e potature eccessive.

Una buona osservazione della chioma, una gestione corretta del terreno e strumenti puliti riducono molti rischi. Quando i sintomi sono rapidi, estesi o compatibili con una malattia da quarantena, la scelta più responsabile è chiedere una diagnosi e seguire le indicazioni fitosanitarie locali, invece di affidarsi a rimedi improvvisati.

Domande frequenti

Le foglie presentano macchie tondeggianti con anelli concentrici, spesso accompagnate da un alone giallastro. Il problema colpisce soprattutto la parte bassa e interna della chioma, dove umidità e rugiada persistono più a lungo, causando ingiallimento e caduta precoce.

Il disseccamento di una sola branca può indicare cancri, rogna, lesioni della corteccia o problemi vascolari. Occorre controllare rami, tronco e radici, verificando anche il legno sotto corteccia: il tessuto verde è vitale, quello bruno e asciutto è compromesso.

Controlla il terreno a 15-20 cm di profondità, che deve essere umido ma non saturo, ed esamina entrambi i lati delle foglie. Verifica poi la presenza di cancri o noduli sui rami e rimuovi solo il legno chiaramente morto con strumenti puliti e disinfettati.

È consigliabile farlo quando il disseccamento progredisce rapidamente, interessa più piante vicine o coinvolge rami principali. La segnalazione è particolarmente importante se i sintomi ricordano Xylella fastidiosa, perché l’aspetto esterno non basta per confermare la presenza del batterio.

Mantieni la chioma arieggiata, evita irrigazioni frequenti e superficiali e assicura un buon drenaggio. Pota senza svuotare eccessivamente la pianta, disinfetta gli attrezzi e gestisci l’inerbimento con una falciatura indicativa a 20-25 cm, secondo le condizioni dell’oliveto.

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Autor Piero Fabbri
Piero Fabbri
Mi chiamo Piero Fabbri e metto a disposizione di agronomiforestalivenezia.it la mia esperienza quindicennale nel campo dell'agronomia, delle foreste e della gestione del verde. La mia passione per questi argomenti è nata da un profondo legame con il territorio e dalla volontà di comprendere e spiegare le dinamiche complesse che governano il nostro ambiente naturale. Mi dedico a fornire contenuti chiari e accurati, analizzando le tendenze attuali e verificando le fonti per offrire una prospettiva informata su temi cruciali come la sostenibilità forestale, le pratiche agronomiche innovative e la valorizzazione degli spazi verdi urbani e rurali. Il mio obiettivo è rendere accessibili concetti specialistici, aiutando i lettori a navigare con maggiore consapevolezza nel mondo dell'agronomia e della silvicoltura.

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