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Malattie della patata, come riconoscerle e prevenirle

Piero Fabbri 6 giugno 2026
Patate con escrescenze scure e irregolari, sintomo di gravi malattie patate. Alcune sono sane, altre gravemente colpite.

Indice

Una pianta di patata può sembrare sana per settimane e poi perdere rapidamente foglie, vigore e resa. Riconoscere in tempo peronospora, alternariosi, rizottoniosi e marciumi dei tuberi permette di intervenire con maggiore precisione, evitando trattamenti inutili e limitando le perdite. In queste righe raccolgo i sintomi più affidabili, le cause, le misure preventive e i criteri per scegliere una difesa sostenibile.

Le decisioni che proteggono davvero la coltura

  • Peronospora e alternariosi colpiscono soprattutto la parte aerea, ma possono compromettere anche i tuberi.
  • Rotazione, tuberi-seme certificati e drenaggio sono la base della prevenzione.
  • Macchie brune con alone umido e muffa bianca sul retro della foglia fanno pensare alla peronospora.
  • Le lesioni concentriche sulle foglie più vecchie sono tipiche dell’alternariosi.
  • La difesa funziona meglio se è preventiva e integrata, non basata su un unico prodotto.

Patate tagliate a metà, mostrano l'interno marcio e cavo, segno di gravi malattie patate.

Come riconoscere rapidamente il problema

Io comincio sempre dall’osservazione di tre elementi: dove compaiono i sintomi, come si evolvono e quali condizioni meteorologiche li hanno preceduti. Una foglia ingiallita dopo un ristagno non racconta la stessa storia di una foglia con macchie brune che si allargano dopo due giorni di pioggia.

Segnale osservato Problema più probabile Primo controllo da fare
Macchie bruno-olivastre, spesso con muffa bianca sul lato inferiore Peronospora Controllare le foglie basse e la presenza di umidità prolungata
Macchie secche con anelli concentrici, soprattutto sulle foglie vecchie Alternariosi Valutare stress idrico, senescenza e carenze nutrizionali
Croste nere sui tuberi o lesioni brune alla base degli steli Rizottoniosi Esaminare tuberi-seme e terreno prima della raccolta
Escrescenze e aree ruvide sulla buccia Scabbia comune Verificare pH, umidità del terreno e irrigazione durante l’ingrossamento
Tessuti molli, acquosi e maleodoranti Marciume batterico Controllare ferite, ristagni e tuberi danneggiati

Il sintomo da solo non basta per una diagnosi certa. Una fotografia ravvicinata della foglia, della pagina inferiore e del tubero, accompagnata da informazioni su irrigazione e trattamenti già eseguiti, è molto più utile di una foto dell’intero campo.

Le principali malattie della parte aerea

Peronospora della patata

La peronospora, causata da Phytophthora infestans, è la patologia che può evolvere più rapidamente. Sulle foglie compaiono macchie irregolari verde-brunastre, dall’aspetto umido; con elevata umidità può apparire una sporulazione biancastra sul margine o sulla pagina inferiore. Gli steli possono scurirsi e collassare.

Il rischio aumenta con piogge frequenti, bagnature fogliari prolungate, chiome fitte e scarsa ventilazione. Anche quando il tubero non viene colpito direttamente, la perdita anticipata delle foglie riduce la fotosintesi e quindi l’accumulo di amido.

Alternariosi

L’alternariosi è associata soprattutto ad Alternaria solani e si riconosce per le macchie brune con anelli concentrici, simili a un bersaglio. Inizia spesso dalle foglie più vecchie e tende a manifestarsi con maggiore intensità quando la pianta è indebolita da siccità, sbalzi termici, nutrizione squilibrata o fine del ciclo.

La confusione con la peronospora è frequente. L’alternariosi tende a produrre lesioni più asciutte e definite, mentre la peronospora appare più acquosa e aggressiva in presenza di umidità. Secondo le indicazioni dei bollettini fitosanitari veneti, i prodotti impiegati contro la peronospora possono avere effetto anche sull’alternariosi, ma la scelta va sempre verificata sull’etichetta e sulla normativa vigente.

Virus e appassimenti

Mosaici, arricciamento delle foglie, nanismo e crescita irregolare possono indicare virosi, spesso trasmesse da tuberi infetti o insetti vettori. In questo caso non esiste un trattamento curativo capace di risanare la pianta: la prevenzione parte dal materiale di propagazione certificato e dall’eliminazione tempestiva delle piante chiaramente anomale.

Ingiallimenti uniformi, appassimenti e crescita stentata possono dipendere anche da ristagno, compattamento, carenza nutrizionale o danni alle radici. Prima di attribuire tutto a un fungo, conviene scavare una pianta e controllare radici, colletto e umidità del terreno.

Quando il danno è già sul tubero

Molte patologie si rivelano soltanto alla raccolta o durante la conservazione. Per questo una coltura con una chioma apparentemente accettabile non è necessariamente sana. Io controllo sempre un campione di tuberi, soprattutto nelle zone più umide o dove le piante sono rimaste a lungo poco sviluppate.

Rizottoniosi

La rizottoniosi, provocata da Rhizoctonia solani, forma piccoli sclerozi neri aderenti alla buccia, simili a granelli di terra che non si staccano facilmente. Sui fusti può provocare lesioni brune, scarsa emergenza e il caratteristico “calzone bianco” alla base in condizioni umide.

Il rischio è maggiore con semina in terreno freddo, residui infetti e rotazioni troppo strette. Tuberi-seme sani, terreno ben preparato e un’emergenza rapida riducono molto il problema; quando l’infezione è già presente, intervenire soltanto sulla vegetazione serve poco.

Scabbia comune e scabbia argentea

La scabbia comune, legata a batteri del genere Streptomyces, produce croste e lesioni ruvide sulla buccia. È favorita da terreno asciutto durante la formazione dei tuberi, reazione alcalina e apporti eccessivi di letame non ben maturo. Il danno è soprattutto commerciale, ma le lesioni peggiorano la conservabilità.

La scabbia argentea crea invece macchie grigio-argentee che diventano più evidenti in magazzino. Non bisogna confonderla con semplice terra residua: strofinando delicatamente il tubero, la superficie resta alterata. Raccogliere con la buccia asciutta e ridurre la condensa aiuta a limitare la diffusione durante lo stoccaggio.

Leggi anche: Virosi delle zucchine - sintomi e cosa fare subito

Marciumi molli e fusariosi

I marciumi batterici rendono il tessuto molle, umido e spesso maleodorante. Le ferite da raccolta, i tuberi gelati, la scarsa ventilazione e la presenza di acqua libera sono fattori decisivi. La fusariosi provoca invece aree infossate e asciutte, con cavità interne e muffe durante la conservazione.

Qui la difesa in campo non è sufficiente. Bisogna separare subito i tuberi lesionati, evitare di lavare il prodotto prima dello stoccaggio se non si può asciugare correttamente e mantenere i locali puliti, ventilati e senza sbalzi termici.

La prevenzione comincia prima della semina

La misura più economica è quasi sempre la prevenzione agronomica. Una rotazione di almeno 3-4 anni senza patata o altre solanacee riduce la pressione di diversi patogeni del terreno, anche se non elimina i problemi quando sono presenti residui infetti o infestanti ospiti.

  • Usare tuberi-seme certificati, integri e con germogli sani.
  • Eliminare le patate spontanee nate da tuberi rimasti nel terreno.
  • Evitare impianti troppo fitti, che trattengono umidità nella chioma.
  • Favorire il drenaggio e non irrigare a pioggia nelle ore serali.
  • Dosare l’azoto, perché una vegetazione molto tenera è più vulnerabile alle infezioni.
  • Rincalzare senza creare ristagni o danneggiare gli stoloni.
  • Rimuovere i residui fortemente infetti e non usarli per il compost domestico.

La rotazione non va considerata una formula magica. Se il terreno resta compattato o si continua a usare seme di provenienza incerta, anche una pausa di diversi anni può non bastare. Nella mia valutazione do priorità a drenaggio, qualità del seme e gestione dell’irrigazione, perché sono i tre fattori che più spesso fanno la differenza.

Come impostare una difesa efficace e sostenibile

La difesa integrata parte dal monitoraggio, non dal calendario fisso. In una fase di crescita rapida controllo il campo ogni 2-3 giorni dopo piogge o notti molto umide, osservando prima le foglie basse e le parti più chiuse della coltura.

  1. Identificare il sintomo e distinguere una malattia da stress idrico, carenze o fitotossicità.
  2. Valutare la pressione reale, la varietà, lo stadio della pianta e le previsioni meteorologiche.
  3. Intervenire in modo preventivo quando il rischio è concreto, soprattutto per la peronospora.
  4. Alternare sostanze attive con diverso meccanismo d’azione per ridurre il rischio di resistenze.
  5. Rispettare dose, intervallo di sicurezza, numero massimo di applicazioni e destinazione d’uso indicati in etichetta.

Il rame e gli altri prodotti fitosanitari non sono automaticamente innocui perché usati in orto o in agricoltura biologica. Vanno impiegati solo con prodotti autorizzati per la patata e nelle condizioni previste. Le linee di difesa integrata della Regione Veneto, aggiornate per il 2026, sono un riferimento utile per le aziende locali, ma l’etichetta del formulato resta il documento da seguire.

Un trattamento curativo tardivo raramente recupera una chioma già distrutta. Per questo preferisco un programma basato su osservazione, varietà meno sensibili, buona aerazione e interventi mirati, invece di ripetere applicazioni “di sicurezza” senza una reale valutazione del rischio.

Raccolta e conservazione senza riaccendere l’infezione

La fase finale viene spesso sottovalutata. Raccogliere dopo una pioggia, lasciare i tuberi ammucchiati e chiudere subito il magazzino crea condizioni ideali per marciumi e infezioni latenti.

I tuberi destinati alla conservazione devono essere asciutti, integri e privi di terra bagnata. Conviene lasciarli cicatrizzare in un ambiente ombreggiato e ventilato per alcuni giorni, evitando sole diretto e condensa; quelli tagliati o fortemente lesionati vanno separati e consumati rapidamente.

Durante lo stoccaggio controllo periodicamente odore, umidità e presenza di tuberi molli. Un solo tubero marcio può contaminare quelli vicini, quindi la selezione tempestiva è più efficace di qualsiasi intervento tentato quando il mucchio è già compromesso.

Una regola semplice per decidere cosa fare

Davanti a una pianta malata non partirei mai dal prodotto da spruzzare. Partirei da sintomo, posizione del danno, andamento del clima e stato delle radici. Questa sequenza evita di trattare una carenza come fosse un fungo o di usare un prodotto quando l’infezione non è più controllabile.

Per una coltivazione familiare bastano osservazioni regolari, seme sano, irrigazione equilibrata e rimozione delle piante sospette. In un appezzamento professionale servono anche registrazioni dei rilievi, bollettini territoriali e rispetto dei disciplinari: è questo insieme di pratiche, più che il singolo trattamento, a rendere la difesa delle patate realmente efficace e sostenibile.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

La peronospora causa macchie irregolari, umide, verde-brunastre e può produrre muffa bianca sulla pagina inferiore, soprattutto dopo piogge e bagnature prolungate. L’alternariosi forma invece lesioni più asciutte e definite, con anelli concentrici, soprattutto sulle foglie vecchie e su piante stressate.

La rizottoniosi produce sclerozi neri aderenti alla buccia e può causare lesioni alla base degli steli. La scabbia forma croste o aree ruvide, mentre i marciumi rendono i tessuti molli, acquosi e spesso maleodoranti; la fusariosi provoca aree infossate e asciutte con possibili cavità interne.

È utile mantenere una rotazione di almeno 3-4 anni senza patata o altre solanacee, usare tuberi-seme certificati e integri, eliminare le patate spontanee e favorire il drenaggio. Vanno inoltre evitati impianti troppo fitti, irrigazione serale a pioggia eccessi di azoto e residui fortemente infetti.

Durante la crescita rapida conviene controllare la coltura ogni 2-3 giorni dopo piogge o notti molto umide, osservando prima le foglie basse. Gli interventi devono basarsi su sintomi, pressione della malattia, varietà, stadio e meteo; occorre usare solo prodotti autorizzati, alternare sostanze attive e rispettare sempre l’etichetta.

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Autor Piero Fabbri
Piero Fabbri
Mi chiamo Piero Fabbri e metto a disposizione di agronomiforestalivenezia.it la mia esperienza quindicennale nel campo dell'agronomia, delle foreste e della gestione del verde. La mia passione per questi argomenti è nata da un profondo legame con il territorio e dalla volontà di comprendere e spiegare le dinamiche complesse che governano il nostro ambiente naturale. Mi dedico a fornire contenuti chiari e accurati, analizzando le tendenze attuali e verificando le fonti per offrire una prospettiva informata su temi cruciali come la sostenibilità forestale, le pratiche agronomiche innovative e la valorizzazione degli spazi verdi urbani e rurali. Il mio obiettivo è rendere accessibili concetti specialistici, aiutando i lettori a navigare con maggiore consapevolezza nel mondo dell'agronomia e della silvicoltura.

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