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Muffa grigia del pomodoro, come riconoscerla e fermarla

Cosimo Pellegrini 13 maggio 2026
Pomodoro con botrite, muffa bianca e grigia che ricopre il picciolo e parte del frutto.

Indice

Una macchia bruna sul fusto o un frutto che marcisce partendo dal peduncolo possono essere i primi segnali della muffa grigia del pomodoro. In questo articolo spiego come riconoscere la botrite, quali condizioni la favoriscono e quali interventi pratici adottare subito, sia nell’orto sia in serra, con attenzione alla difesa integrata e alla riduzione dei trattamenti inutili.

La muffa grigia si gestisce soprattutto prima che diventi visibile

  • Agente responsabile: il fungo Botrytis cinerea, favorito da umidità elevata e tessuti bagnati.
  • Sintomo tipico: marciumi molli ricoperti da una caratteristica muffa grigiastra.
  • Primo intervento: eliminare le parti colpite e ridurre immediatamente l’umidità nella chioma.
  • Prevenzione più efficace: ventilazione, irrigazione a goccia, potatura corretta e distanze adeguate.
  • Prodotti fitosanitari: si usano solo se autorizzati per il pomodoro e secondo l’etichetta vigente.

Come riconoscere la botrite del pomodoro

La malattia è provocata da Botrytis cinerea, un fungo molto comune che può sopravvivere sui residui vegetali e penetrare attraverso ferite, fiori appassiti o tessuti indeboliti. Sul pomodoro colpisce foglie, fusti, fiori e frutti, ma i danni più evidenti compaiono spesso nelle zone dove ristagna l’umidità.

Sui frutti si osservano dapprima macchie pallide o brune, spesso vicino al peduncolo o in corrispondenza di una spaccatura. Il tessuto diventa molle e, quando l’ambiente resta umido, si ricopre rapidamente di una peluria grigia. Anche i frutti ancora verdi possono essere infetti e mostrare il problema solo durante la maturazione.

Parte della pianta Segnale da controllare Rischio principale
Fusto Lesione bruna, umida o leggermente infossata Interruzione del flusso di linfa e deperimento del ramo
Foglie Macchie brune irregolari che si espandono Perdita di superficie fotosintetica
Fiori Imbrunimento e disseccamento dei residui fiorali Infezione dei frutti appena formati
Frutti Marciume molle con muffa grigia Perdita completa del prodotto e diffusione delle spore

Non bisogna confondere la muffa grigia con la peronospora. Quest’ultima tende a formare ampie macchie scure e un rapido disseccamento della vegetazione, mentre la botrite è spesso riconoscibile proprio per la sporulazione grigia e polverosa. Quando il sintomo è dubbio, conviene isolare il campione e chiedere una verifica tecnica prima di scegliere il trattamento.

Quali condizioni fanno esplodere la malattia

Il problema non nasce semplicemente perché “c’è un fungo”. Il fungo è presente in molti ambienti, ma diventa aggressivo quando trova acqua libera sulla pianta, umidità persistente e tessuti facilmente penetrabili. In serra la situazione può peggiorare in pochi giorni, soprattutto dopo notti fredde, irrigazioni serali o ventilazione insufficiente.

Le condizioni più favorevoli si verificano in genere con temperature comprese tra 15 e 25 °C, umidità relativa molto alta e bagnatura prolungata della vegetazione. Non serve che piova: condensa sulle foglie, gocce d’irrigazione e aria ferma possono creare lo stesso microclima.

Le ferite sono porte d’ingresso

La botrite sfrutta facilmente le ferite lasciate da legature, sfemminellatura, potatura, grandine, insetti o sfregamento dei frutti. Anche i tessuti troppo teneri, spesso prodotti da eccessi di azoto e irrigazioni abbondanti, risultano più vulnerabili.

Ho visto più volte coltivazioni apparentemente sane peggiorare dopo una potatura eseguita con la chioma bagnata. Per questo preferisco lavorare nelle ore asciutte, con strumenti puliti e tagli piccoli, evitando di lasciare monconi che trattengono acqua.

Serra e orto non hanno lo stesso rischio

In pieno campo la pioggia aumenta la bagnatura, ma il vento può asciugare rapidamente le foglie. In serra, invece, l’assenza di pioggia non significa ambiente asciutto: la condensa notturna e il ricambio d’aria insufficiente possono mantenere la vegetazione bagnata per molte ore.

Un sesto troppo fitto, una vegetazione eccessiva o tunnel molto lunghi senza aperture ben gestite riducono la circolazione dell’aria. In questi casi la prevenzione agronomica conta spesso più di un trattamento effettuato quando il marciume è già esteso.

Cosa fare subito quando compaiono i primi sintomi

Quando la malattia è limitata a poche foglie, un fiore o un frutto, si può ancora ridurre la diffusione. L’obiettivo iniziale è togliere il materiale infetto senza spargere spore sulle piante sane.

  1. Rimuovere le parti colpite con forbici disinfettate, tagliando alcuni centimetri sotto la lesione.
  2. Mettere foglie, frutti e rami malati in un sacco o in un contenitore chiuso.
  3. Non lasciare i residui tra le file o sul pavimento della serra.
  4. Asciugare la chioma migliorando ventilazione e aperture laterali.
  5. Sospendere per qualche giorno ogni irrigazione per aspersione.
  6. Controllare quotidianamente peduncoli, ferite di potatura e frutti a contatto tra loro.

Le parti infette non vanno normalmente aggiunte al compost domestico, perché il materiale può conservare inoculo e favorire nuove infezioni. È altrettanto importante non toccare una pianta malata e passare subito a quella sana senza lavare le mani o gli attrezzi.

Se il marciume interessa il fusto principale, circonda un ramo o compare su molti frutti contemporaneamente, la sola asportazione difficilmente basta. In quel caso conviene valutare l’intera gestione del microclima e, per le coltivazioni professionali, rivolgersi a un tecnico abilitato.

La prevenzione che funziona nell’orto e in serra

La difesa più affidabile è una combinazione di piccole decisioni quotidiane. Nessuna pratica elimina completamente il rischio, ma insieme possono ridurre molto la pressione della malattia e il bisogno di interventi curativi.

Tenere asciutta la vegetazione

Preferisco l’irrigazione a goccia, applicata alla base della pianta e al mattino, così l’eventuale umidità residua ha più tempo per ridursi. Le irrigazioni brevi e frequenti non sono sempre la soluzione migliore: bisogna bagnare il substrato in modo uniforme senza creare ristagni.

In serra è utile ventilare dopo l’irrigazione, ma senza provocare sbalzi termici eccessivi. Un igrometro semplice può aiutare a capire ciò che l’occhio non vede: se l’umidità resta molto alta durante la notte, il rischio di botrite cresce anche quando la pianta appare asciutta nel pomeriggio.

Gestire chioma, distanza e nutrizione

  • Usare sostegni e legature per separare foglie e grappoli dal terreno.
  • Rispettare distanze che permettano il passaggio dell’aria tra le piante.
  • Eliminare progressivamente le foglie basali vecchie o a contatto con il suolo.
  • Eseguire la sfemminellatura con tempo asciutto e strumenti puliti.
  • Evitare concimazioni azotate eccessive, che producono vegetazione tenera e molto fitta.
  • Raccogliere con regolarità i frutti maturi e allontanare quelli lesionati.

La defogliazione drastica, però, può creare un altro problema. Una pianta privata di troppe foglie si stressa, espone i frutti alle scottature e sviluppa nuove ferite. La regola pratica è intervenire poco alla volta, togliendo ciò che è vecchio, malato o realmente d’ostacolo alla ventilazione.

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Pulire a fine ciclo

A fine coltivazione bisogna rimuovere rapidamente tutti i residui vegetali, compresi frutti caduti, foglie secche e porzioni di fusto. In serra è utile pulire anche fili, tutori, clip e superfici dove possono restare materiale organico e spore.

La rotazione aiuta, ma da sola non risolve il problema perché Botrytis cinerea è polifago, cioè può vivere su numerose specie vegetali. La rotazione va quindi accompagnata da igiene, controllo dell’umidità e scelta di piantine sane.

Trattamenti e difesa integrata senza false promesse

Un fungicida non corregge una serra satura di umidità né risana un frutto già marcio. I trattamenti possono avere senso quando il rischio è alto, i sintomi sono iniziali e la strategia viene inserita in un programma di difesa integrata, cioè basato prima su prevenzione, monitoraggio e interventi mirati.

In Italia si devono utilizzare esclusivamente prodotti autorizzati per la coltura e per l’avversità, rispettando dose, intervallo di sicurezza, numero massimo di applicazioni e condizioni riportate in etichetta. Le autorizzazioni possono cambiare, quindi non è prudente affidarsi a vecchie schede, consigli generici o prodotti acquistati per un’altra coltura.

Quando sono disponibili, anche i prodotti microbiologici o di biocontrollo possono entrare nella strategia, soprattutto in prevenzione. Non sono una soluzione magica: richiedono applicazioni tempestive, buona copertura e condizioni compatibili con l’organismo utile o con il meccanismo d’azione.

Per ridurre il rischio di resistenza, è importante non ripetere sempre lo stesso gruppo di sostanze attive. La rotazione deve seguire i gruppi FRAC e le indicazioni del prodotto, con particolare attenzione alle coltivazioni protette, dove i cicli del patogeno possono essere ravvicinati.

Nel piccolo orto, se l’infezione è circoscritta, spesso la scelta più sensata è eliminare il materiale colpito e correggere subito l’umidità. Insistere con molti prodotti su poche piante malate può costare più del raccolto salvato e aumentare inutilmente l’impatto ambientale.

La decisione più utile si prende prima del marciume

La muffa grigia del pomodoro si contiene raramente con un singolo gesto. La combinazione che considero più solida comprende chioma arieggiata, irrigazione alla base, ferite ridotte e rimozione tempestiva dei residui.

Se dopo piogge, condensa o giornate umide compaiono i primi imbrunimenti, non aspettare la peluria grigia per intervenire. Un controllo frequente di fusti, fiori e peduncoli permette di agire quando il problema è ancora localizzato, preservando la produzione e riducendo la necessità di trattamenti.

Domande frequenti

La botrite compare spesso con macchie pallide o brune vicino al peduncolo o a una spaccatura. Il tessuto diventa molle e, in presenza di umidità, si ricopre di una caratteristica muffa grigia e polverosa.

Il rischio aumenta con acqua libera sulla pianta, umidità persistente e scarsa ventilazione. Temperature tra 15 e 25 °C, condensa notturna, irrigazioni serali, chiome fitte e ferite di potatura favoriscono l'infezione.

Rimuovi foglie, fiori, frutti o rami colpiti usando forbici disinfettate e tagliando alcuni centimetri sotto la lesione. Chiudi i residui in un sacco, migliora la ventilazione, sospendi l'irrigazione per aspersione e controlla quotidianamente la pianta.

Usa l'irrigazione a goccia alla base, preferibilmente al mattino, mantieni distanze adeguate e lega la pianta per separare foglie e grappoli dal terreno. Elimina gradualmente le foglie vecchie, evita eccessi di azoto, lavora con tempo asciutto e rimuovi tutti i residui a fine ciclo.

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Cosimo Pellegrini
Mi chiamo Cosimo Pellegrini e dedico la mia attività al mondo dell'agronomia, delle foreste e della gestione del verde da 3 anni. Ho iniziato questo percorso perché sono sempre stato affascinato dalla complessità e dall'equilibrio degli ecosistemi naturali, e trovo una profonda soddisfazione nel tradurre concetti tecnici in informazioni chiare e accessibili per chiunque sia interessato a questi temi. Su agronomiforestalivenezia.it mi impegno a condividere conoscenze approfondite, basate su ricerche accurate e un confronto costante con le ultime tendenze del settore, con l'obiettivo di fornire contenuti utili, precisi e sempre aggiornati per chiunque desideri comprendere meglio il nostro rapporto con il mondo vegetale e la sua gestione sostenibile.

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